Intervista a Paolo del Cagiva Corse

Cagiva C10_Juan_Garriga44Sabato 26 Ottobre 2013, parto in veste di “giornalista ufficiale Mito Club” alla volta di Varese; per intervistare una persona che non ha mai avuto onore di cronaca; ma di sicuro ha aiutato tanto la Cagiva (soprattutto la divisione Cagiva Corse) nelle competizioni. Sto parlando di Paolo Defilippi, responsabile attrezzature all'interno di Cagiva Corse, dal 1976 al 1994.

Ceppa: Che cosa significava il progetto Mito all'interno della Cagiva?
Paolo: Già il nome dice tutto, per noi la Mito è stata un investimento decisamente impegnativo; spalmato sul lungo termine. Disegnata da Tamburini in persona, con soluzioni molto avanti anche per la concorrenza. Al tempo, è bene precisarlo, il segmento delle 125 era uno dei più forti in Italia ed Europa; di seguito gli investimenti erano superiori anche alle supersportive dei medesimi anni di maggiore cilindrata; l'esempio più lampante è stata l'adozione delle forcelle upside down sulle 125, quando le super sport ancora avevano gli steli tradizionali. Per non parlare poi dei telai; il nostro in particolare era avanzatissimo, con quote degne di una Gran Premio di maggior cilindrata, niente a vedere con gli scatolati di altre marche.

Cagiva C10_telaioCeppa: La Cagiva Mito è anche simbolo di competizioni e velocità, perché dopo il 1994 la Cagiva non ha più continuato ad investire pesantemente nella Sport Production?
Paolo: Il segmento della 125 si era ridotto, come numeri di vendita a causa anche della legge 11 kw; quindi investire ingenti somme di denaro, con personale da pagare ecc; nelle competizioni non portava più la visibilità di prima, oltre al ritorno economico delle vendite; quindi lo sviluppo della Cagiva Mito SP si può dire che è andato a terminare via via con gli anni. Io lavoravo direttamente i cilindri della Mito SP, assieme ad altri miei colleghi, tra quelli delle 500 e quelli della Mito, con tutte le ore che ci ho passato sopra; ormai posso svolgere anche la funzione di dentista.

Ceppa: Cosa erano le competizioni in Cagiva Corse?
Paolo: Quando son entrato in Cagiva nel 1976, ho iniziato subito a lavorare nel Reparto Corse; ero il numero 77 come dipendente entrato in fabbrica in Cagiva. Quando sono andato via, nel 1994 ,eravamo più di 500. Questo numero può far capire quanto grande era il Cagiva Group. Le competizioni erano il DNA di Castiglioni; questo si ripercuoteva nell'azienda; abbiamo iniziato nel Cross con l'ing. Whittevenn (poi passato in Aprilia), dove abbiamo anche vinto un mondiale in classe 125 e sfornato moto che tutta la concorrenza ci invidiava, con soluzioni motoristiche molto avanti; tanto che i cilindri del cross Cagiva; rivisti e adattati furono poi installati sulle Paton GP 500 da velocità; quindi avevamo realizzato una base che poteva andare bene su più categorie.

UsaAdamoJimmyTrans85Ceppa: Il pilota Cagiva che più ti ha impressionato.
Paolo: Direi senza ombra di dubbio Kenny Roberts; venne a fare un test con la nostra moto nel 1985 e seppe dare la direzione giusta per il proseguimento dello sviluppo della nostra GP. Considera che noi eravamo un team formato da 20 persone; contro colossi come la HRC o Yamaha da 100 persone nei vari reparti corse; avevamo bisogno di una strada certa per investire nello sviluppo; tanti soldi spesi male non portano da nessuna parte…eppure, con il tempo, siamo pure riusciti pure a batterli o a fargli invidia come quando presentammo la C588 full carbon, un mezzo uscito direttamente dalla luna. Tornando ai piloti, Lawson di sicuro lo metto al secondo posto, dietro il Marziano; perché ci ha regalato la prima vittoria ed è riuscito a mettere le basi per lo sviluppo delle competitive C593-4; si è ritirato perché l'età non era più a suo favore, ma poteva fare ancora molto secondo me. Poi metto Mamola, un pazzo in tutti i sensi, gran manico e capace di numeri da stuntman con qualsiasi mezzo a due ruote. Ci è mancata solo la fortuna, avevamo fame di vittoria, il nostro team era affiatato, bastava uno sguardo per capire cosa fare; pensa che in Reparto Corse si parlava solo il dialetto…per dire che clima c'era in fabbrica. Solo la fortuna; Kocinski si fece male in Germania ad Hockhenheim ed il mondiale 1994 (partito con una vittoria ed un secondo posto) sfumò piano piano.

Ceppa: Chi era Claudio Castiglioni? Quando l'ho intervistato, dopo la prima domanda, invece di stare sulle sue; mi ha abbracciato (video visibile su youtube) continuando a rispondere alle domande, come se ci si conoscesse da tempo…
Paolo: Un visionario, molto più di un Presidente; un vero appassionato di moto. Ti dico questo aneddoto che spiega benissimo il personaggio; ero entrato da una decina di giorni a lavorare in Cagiva, avevo 18 anni e me lo ricordo ancora; come se fosse oggi. Ero impegnato alla fresa, con tutto il rumore in fabbrica ed il brusio delle voci. Ad un certo punto cala il silenzio, mi giro, e dietro di me c'era il Presidente Claudio. Mi guarda e mi dice “come si trova a lavorare qua da noi?”; io tutto emozionato gli rispondo “bene, Presidente” e lui “bene, continui così. Buon lavoro!”. Ero il numero 77, ero un sig. Nessuno eppure è voluto venire a salutarmi e a farmi gli auguri di buon lavoro. Non bisogna aggiungere altro.

Ceppa: Di preciso, quale lavoro svolgevi all'interno del Reparto Corse?
Paolo: Dipende; spaziavo dalla realizzazione delle pedane per le 500 GP, telaietti, espansioni o i cilindri sulle maschere di lavorazione che ci arrivavano direttamente dagli ingegneri; non era un lavoro semplice; la domanda che dovevamo sempre porci era “perché?!”; quindi dovevamo analizzare il perché un articolo funzionava meglio o il perché un motore si rompeva ecc. ecc. Quindi fare prove su prove, test su test; a volte con gli straordinari non sapevo nemmeno se fuori c'era il sole o pioveva; sempre con la testa bassa a lavorare ma mosso da una passione e da quel sentirsi una cosa sola con l'azienda che mi faceva stare bene.

kocinskimv3Ceppa: Ultima domanda, il tuo più grande rammarico.
Paolo: Sentirsi dire, a marzo 1994, che da li a poco il Reparto Corse Cagiva e l'annessa partecipazione al mondiale delle 500GP sarebbero stati chiusi. Il sogno del nostro team, della nostra equipe chiamiamola così, era vincere un titolo del mondo. Avevamo assaporato il piacere della vittoria, quando finalmente eravamo competitivi, perché lo eravamo su tutti i tracciati, ci è arrivato lo STOP dall'alto ed è stata una bella doccia fredda. Peccato.

Ceppa: Grazie Paolo per la disponibilità e per il tempo dedicatomi, mi ha fatto piacere conoscere una persona tanto appassionata del marchio dell'elefantino.
Paolo: Grazie a te per la piacevole intervista.

Michele Prontelli "Ceppa"

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